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domenica 16 febbraio 2014

GLORY di Joe Keatinge

BENVENUTI!
Di seguito troverete una delle recensioni legate de "Il mio mondo a fumetti", ovvero le poche centinaia di fumetti cartacei che mi sono rimasti in casa dopo 34 anni di letture. Io li chiamo "soggettivi capolavori" e vi troverete
  • Descrizione sugli autori e gli editori
  • Perché l'ho scelto come "soggettivo capolavoro"
  • La mia recensione
Seguendo questo link potrete trovare altre gemme, a volte nascoste, del panorama del fumetto.

Buona lettura!
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GLORY di Joe Keatinge

Scrittore: Joe Keatinge
Disegnatori: Ross Campbell e numerosi artisti talentuosi
Casa editrice originale: Image Comics
Casa editrice edizione italiana: Purtroppo nessuno ha sinora pubblicato questo splendido fumetto

Perché è un "soggettivo capolavoro"
Principalmente perché Keatinge ha preso un personaggio che non risultava minimamente interessante e l'ha stravolto. E, tanto che c'era, ha anche stravolto l'idea stessa di "fumetto di super-eroi", ovvero senza dare una chiara definizione di "chi è bravo e chi è cattivo", creando un personaggio bisessuale credibile e altre fantastiche invenzioni.
Keatinge parte dall'abusata idea del figlio (in questo caso la figlia) che si ribella al ruolo che qualcuno ha scelto per lui e la inserisce in un contesto che mischia science-fiction con il fumetto supereroistico.
Fantastico nelle scene di riflessioni, realisticamente cruento in quelle di lotte, è un fumetto che non ha difetto, inoltre ha il gran pregio di concludersi in 12 episodi, caso raro per l'industria statunitense.

Recensione




A volte il coraggio premia.
È stato questo il caso con il superbo lavoro fatto da Joe Keatinge con un personaggio oscuro quale era "Glory", personaggio degli anni '90 creato dal discusso Rob Liefeld, il quale aveva l'unico pregio di avere un'ottava di reggiseno. Non scherzo: di questa palese copia di Wonder Woman si capiva subito che non era un personaggio destinato a durare. Poi la prima trasformazione, nel bellissimo ripensamento del maestro Alan Moore durante il suo ciclo di Supreme, in cui la nostra eroina era uno dei (numerosi) personaggi di contorno. E dopo questo ciclo, Glory scompare nel limbo del fumetto, senza nessuno che ci mettesse mano (e senza che noi lettori ne sentissimo la mancanza).
Poi arriva Joe Keatinge, il quale crea una storia lunga 12 numeri (già, di per sé, un fatto inusuale per il genere supereroistico, abituato a serie della durata infinta.
E le differenze si vedono in modo evidente:
Pin-Up di Rob Liefeld (Anni '90)
Copertina dell'ultimo numero di Glory

Bastano queste due immagini a mostrare la grande differenza, anche solo da un punto di vista di impostazione mentale, che Keatinge ha voluto dare al personaggio:
Non più una figlia di dèi, Glory diviene una figlia di due culture aliene millenarie, che alla gloria eterna di essere la conduttrice di due popoli, sceglie di vivere tra gli esseri umani.
E se nei primi numeri, tra visioni del futuro, il lettore si aspetta che la trama verterà sullo scontro tra Glory e suo padre, tutto cambia dal 7° numero, spiazzando il lettore, che, nel frattempo, si era  abituato a un'ottima storia, a dialoghi essenziali ma rivelatori e a un'ottima costruzione dei personaggi, ma ora, pur vedendo ancora più migliorare TUTTI questi elementi, si ritrova davanti pagine di azione che subito cambiano tono andando nel riflessivo. Anche in questo caso vale la pena spiegarsi con delle immagini:















La violenza, in Glory, viene mostrata in tutta la sua crudeltà: se vi è tanto sangue è proprio, credo, per mostrare che, quando si combatte non si può restare lindi.
E infatti Glory, da pupattola dai lineamenti perfetti e abbronzati, è divenuta un gigante dalla pelle albina, piena di cicatrici.
A mostrare che la guerra non è solo Gloria.
A mostrare che la guerra è combattuta da persone, che non vi è ragione e non vi è torto.

Un fumetto, come detto, con una storia abbastanza breve, disegni all'avanguardia e uno scrittore maledettamente giovane che qui, forse, compie il primo passo per divenire una di quelle persone che potranno far evolvere i supereroi e i comics in originale.


Mauro Biancaniello
Stiamo parlando di GLORY n° dal 23 al 34, pubblicati negli USA dalla Image Comics e raccolto in due volumi: GLORY VOL. 1: The once and future destroyer - GLORY VOL. 2: War Torn
Ad oggi, 16.02.14, purtroppo non è prevista una pubblicazione in Italia

domenica 24 febbraio 2013

I, VAMPIRE: Amore corrotto


Nel tardo pomeriggio, in una strada di una città americana, una massa di corpi giace, ammucciati come dei rifiuti.
All'improvviso una donna si alza urlando: i suoi denti mostrano i canini aguzzi di un vampiro....

Inizia così una nuova storia scritta dall'originalissimo Joshua Hale Fialkov e illustrato in modo elegantemente claustrofobico da Andrea Sorrentino.
La serie è "I, Vampire", ed è una gioia per gli occhi e un piacevole diversivo dal solito fumetto di supereroi. Eh sì, perché tra le guest star troviamo anche un altro personaggio che di pipistrelli se ne intende...

Veniamo a conoscenza della storia di Andrew Bennett, vampiro potente ma non sopraffatto dalla sete di sangue, che ha deciso di proteggere la razza umana dai vampiri predatori.
Scelta difficile, perché la donna che ama, colei che LUI ha reso una vampira, ha completamente ceduto al lato oscuro.

A ben pensarci, non accade molto in questo volume: abbondanti scene d'azione e qualche spunto di riflessione... però trattato stupendamente. Con una storia già originale di per sé (e di cui non mi sogno neanche di accennarvi nulla del traumatico finale), si uniscono dei personaggi dai pensieri profondi: ogni capitolo, infatti, è dedicato a uno dei protagonisti della vicenda e il lettore non può non capire le motivazione dietro le gesta di ognuno, anche quella dell'antagonista della storia.

I disegni di Sorrentino sembrano portarci in un mondo parallelo: se le strutture degli edifici sono quelle che conosciamo e le fattezze dei personaggi umani sono piuttosto anonime, Sorrentino si diletta nel mostrarci le trasformazioni dei vampiri e di soffermarsi su piccoli particolari (come lo sguardo da ammaliatore di Bennet) che obbligano il lettore a soffermarsi su ogni singola vignetta.

Un fumetto, dicevamo, diverso, un modo originale per rapportarsi a un tema sfruttato come quello dei vampiri. Un piatto per palati fini: vi consiglio d'imbandire al più presto la vostra tavola.

Mauro Biancaniello

venerdì 30 novembre 2012

Hulk spacca gli Avengers!

BENVENUTI!
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Buona lettura!
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HULK SPACCA GLI AVENGERS

Scrittori:
Tom DeFalco e Ron Frenz (Capitolo 1)
Joe Casey (Capitolo 2)
Roger Stern (Capitolo 3)
Jim McCann (Capitolo 4)
Fred Van Lente (Capitolo 5)

Disegnatori:
Ron Frenz (Capitolo 1)
Max Fiumara (Capitolo 2)
Karl Moline (Capitolo 3)
Augustin Padilla (Capitolo 4)
Michael Avon Oeming (Capitolo 5)

Casa editrice originale: Marvel Comics
Casa editrice edizione italiana: Panini Comics

Perché è un "soggettivo capolavoro"
Perché leggendo queste centinaia di pagina vengo riportato, episodio dopo episodio, ai miei primi 30 anni di vita. Certo, ho fatto anche altro, ma dentro c'erano anche le storie di Hulk.
Perché ci sono 5 persone diverse che scrivono, ognuno di loro descrive Hulk e il suo rapporto con gli Avengers a modo suo, eppure esce fuori un racconto organico, che ripercorre un rapporto conflittuale che dura da anni.
Il fatto che sia una storia che dura 5 capitoli, ognuno con un inizio e una fine distinto,
Ma anche perché non è scritto da superstar del fumetto, ma da cinque autori che hanno saputo dare molte storie valide al mondo del fumetto. Una dimostrazione che anche gli "artigiani" possono creare un ottimo fumetto d'intrattenimento, in cui ci sono botte da orbi, ma anche dialoghi e introspezione.

Recensione

I fumetti, negli ultimi 30 anni, sono stati capaci di offrirci dei veri capolavori, di scrivere (e disegnare) storie che fanno riflettere o che portano l'arte grafica ad esprimersi nelle sue forme più alte.
Ma non ci sono solo i capolavori: ci sono anche quelle storie perfettamente godibili, magari che durano lo spazio di poco più di 100 pagine. Letture leggere che rilassano il lettore, che gli fanno finire l'albo con la consapevolezza di aver letto qualcosa di bello. Che magari non citerà come esempio di come deve essere il fumetto perfetto, ma che sarà l'albo che, quando li capiterà in mano, tornerà a sfogliare volentieri per passare qualche minuto di relax.

"Hulk spacca gli Avengers!" ne è il perfetto esempio.

Un volume scritto da 5 autori diversi, di cui 3 sono considerati degli "artigiani" dei comics, ovvero il prototipo dello sceneggiatore solido, capace di darti un buon fumetto, ma che non hanno mai scritti capolavori.
Sono Tom De Falco, Roger Stern, Fred Van Lente.
A loro si aggiungono il geniale Joe Casey e la promessa Jim McCann.
5 scrittori per narrare, ognuno nel suo stile, i diversi scontri che Hulk ha avuto, negli anni, con gli Avengers.
5 storie autoconclusive che formano una breve antologia senza un fil rouge preciso, se non quello di presentare il rapporto del furioso Hulk con "i più potenti eroi della terra".

Non è un volume che resterà nella storia dei comics e, ovviamente, il livello cambia notevolmente a dipendenza dello sceneggiatore, ma è un albo che ha un'ottimo livello medio, un modo perfetto per portare nuovi lettori a conoscere la storia di Hulk e, ai vecchietti come il sottoscritto, a ricordarsi di letture vecchie di decenni.

E sono sicuro che quando mi ricapiterà in mano tra un po', mi farò con calma un caffé, sorseggiandolo con calma, immerso nella lettura, con un sorriso rilassato sul viso.


Mauro Biancaniello

sabato 18 agosto 2012

JLA: Incarnazioni

BENVENUTI!
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JLA: INCARNAZIONI

Scrittore: John Ostrander
Disegnatore: Val Semeiks

Casa Editrice originale: DC Comics
Casa Editrice italiana: Planeta DeAgostini

Perché è un "soggettivo capolavoro"
Diciamolo subito: Il volenteroso Val Semeiks, seppure abbia fatto degli ottimi Lobo e Demon negli anni '90, mostra, ora, le sue pecche come disegnatore accattivante. Tuttavia lo storytelling resta impeccabile, e permette al bravissimo John Ostrander di passare dall'azione pura all'introspezione.
Una storia che, in capitoli, ripercorre tappa dopo tappa la storia della Justice League, la quale conosco solo dal 1985 in avanti. Seppure l'intreccio sia valido, quello che mi porta a rileggere sempre e volentieri questo volumone di 285 pagine è il fatto di poterlo assaporare con calma, capitolo dopo capitolo, una lunga storia che parla di uomini a cui la sorte ha regalato poteri straordinari, ma che, in rapporto con altri esseri straordinari, sono costretti a confrontarsi e migliorarsi.
Un'opera basata sui personaggi, un dono ai lettori che ne vogliono rileggere gli aspetti fondamentali.

Recensione
Vi sono storie in cui lo scrittore riversa tutto il suo amore per i personaggi, mettendosi in un cantuccio, lasciando a loro la luce della ribalta.
Altri scrittori, invece, avendo in mano icone come Batman o Superman li piegano ai loro scopi per uscire sotto i riflettori.
John Ostrander rientra decisamente sotto la prima categoria. Con l'incarico di illustrare la storia, lunga 4 decenni, della Justice League, Ostrander si è messo umilmente a disposizione.
La Justice League, mica un gruppetto da niente.
E con una serie di pochi numeri, senza troppe pagine a disposizione per poter soffermarsi su tutto.
Ostrander ha operato una scelta: per ogni periodo, pur tenendo in mente il gruppo intero, si è concentrato su un solo personaggio.
Il risultato è un fumetto che va oltre l'intrattenimento, che però non ambisce a divenire un capolavoro o una tappa fondamentale di una delle storie fumettistiche più importanti negli Stati Uniti. È, invece, un lungo backstage, un "dietro alle quinte" perfettamente realizzato: introspezione mischiata ad azione, conflitti mischiati a sentimenti.

John Ostrander firma, a mio avviso, la sua migliore miniserie di sempre. Se in passato ha creato due serie capolavoro (Lo Spettro e Martian Manhunter), le storie che ha scritto della durata di pochi episodi erano, seppur molto godibili, opere di modesto artigianato.
Qui, invece, vi è un Ostrander dai dialoghi fantastici, capace di dimostrare al lettore tutto l'affetto per un gruppo di eroi che ha segnato (e continua a segnare) il passo al fumetto americano.

E poco importa se l'albo ha qualche anno, se è inserito in una continuity che, ormai, non è più usata: resta uno splendido esempio di un semplice ma gustosissimo fumetto, qualcosa di più di un omaggio, ovvero una storia che riesce ad arrichire un'altra storia.


Mauro Biancaniello

venerdì 20 luglio 2012

Thor: Cielo e Terra


Thor è un dio, non un semplice eroe in costume.
Lo vediamo combattare i cattivi, agire secondo un codice, ma lui è di più.

Paul Jenkins, ottimo autore quando si tratta di storie singole legate a un unico personaggio, sviluppa questo lato, ponendo Thor "tra il Cielo e la Terra".
4 capitoli, ognuno slegato dall'altro, in cui Thor viene posto in situazioni in cui raramente lo si è trovato nella sua lunga vita editoriale.
Memorabili, tra tutti, il suo lungo dialogo con un terrorista, oppure l'avvento del Ragnorok (la fine degli dèi, secondo la tradizione normanna).
Jenkins in queste storie non calca la mano sull'azione, nemmeno sui pensieri del protagonista, piuttosto ci mostra delle scene, ci fa rilfettere.
Bellissima l'immagine di Thor, chino sul capezzale di un prete, intento a recitare una preghiera in latino.

Raramente si vedono delle serie della durata limitata suddivisi in questo modo, con i capitoli indipendenti gli uni dagli altri. Ancora più raramente si vedono opere del genere realizzati sempre da artisti diversi.
E se la Marvel avrebbe potuto scegliere autori di richiamo, ha scelto invece di puntare su ottimi artisti amati dagli affascionados ma non troppo profilici, tutti con un tratto (seppure diverso) ben lontano da quello che si è soliti ammirare in un fumetto americano.
Il più bravo, a mio avviso, il sempre ottimo Ariel Olivetti, bravissimo nell'illustrare con efficacia, usando poche vignette, il dialogo tra Thor e il fratello Loki, mentre questi discutono su come anche una bugia possa avere valenza positiva. Intorno a loro, a breve, il mondo degli dèi è pronto a cadere.

Un'opera davvero fuori dall'ordinario, di rara qualità, seppure poco conosciuta.
Un altro modo per conoscere e apprezzare il Thor della Marvel, un altro modo per leggere un "fumetto di supereroi", che dimostra che tale medium può avere ancora molto da raccontare.


Mauro Biancaniello

lunedì 2 gennaio 2012

Watchmen

Rorschach è un vigilante in costume.
Di tendenze conservatrici, ha avuto un'infanzia difficile, tuttavia mantiene un codice d'onore: non uccide mai, in nessuna circostanza. È taciturno, ma è comunque pronto al dialogo, ha anche diversi amici.
Poi, una notte, tutto cambia.
Ha trovato il covo di un uomo che ha sequestrato una bambina.
È notte, la casa è deserta, solo dei cani, che litigano per un osso.
Rorschach cerca indizi... e trova delle mutandine da bambina, insanguinate. Cerca un corpo, sempre più febbrilmente, poi guarda fuori dalla finestra, guarda i due cani, ancora intenti a litigare. Guarda meglio l'osso che tengono tra le fauci e allora capisce.... Prende una mannaia da un cassetto e si avvicina ai cani.

"Watchmen" è un fumetto vecchio di 27 anni, negli anni l'ho riletto molte volte, non perde mai nulla della sua drammatica narrazione: anche se sai come andrà a finire (e andrà a finire malissimo), non puoi fare a meno di affezionarti ai personaggi incontrati nella storia.
Forse quello che lo rende una spanna sopra agli altri e l'attenzione ai personaggi di contorno, come basti una frase, un solo accenno, a mostrarci un personaggio in tutta la sua interezza di essere umano.


Alan Moore, come dimostra l'episodio sopraccitato, ha varcato, con questa sua storia, il confine tra il bene e il male. Vi erano zone di grigio anche prima, nel colorato mondo dei fumetti di "supereroi", ma restavano, in qualche modo, lontani dal mondo reale. Invece Moore ci dimostra come anch'essi siano umani, capaci di errori enormi, anche se in buona fede.

E ci pone una domanda: Cosa si può essere disposti a fare per ottenere il bene supremo?
La risposta, purtroppo, è orripilante.



Mauro Biancaniello

P.S.: Pochi anni fa è stato girato un film omonimo; se lo avete visto... prendete lo stesso in mano questo fumetto. Anche se il film, sotto certi aspetti, è pregevole, nemmeno si avvicina alla struggente poesia e drammaticità del suo ispiratore

giovedì 22 dicembre 2011

Superman/Batman - Potere assoluto

Batman nasce dalla sete di giustizia di Bruce Wayne, il quale ha visto uccidere i propri genitori davanti ai propri occhi.
Ma cosa accadrebbe se potesse evitarlo?
E come sarebbe la sua vita se quest'omicidio fosse stato sventato?
Sono diversi i fumetti che hanno deciso di indagare su questa possibilità. Jeph Loeb, con il suo "Potere assoluto", però pone il lettore davanti a un Bruce Wayne che ha ancora i genitori, ma che viene posto di fronte alle conseguenze di un mondo senza Batman.

"Potere assoluto" è il punto più alto di una collana che potrebbe sembrare esser stata creata solo a fini di marketing, visto che si tratta di "Superman/Batman", forse i due eroi più famosi della storia del fumetto. Invece anche in questa occasione si dimostra come capace di donare uno sguardo approfondito e diverso su due modi di pensare agli antipodi.

Carlos Pacheco, bravissimo disegnatore che non disdegna virtuosismi dinamici, ha deciso di usare uno stile sobrio ed efficace, lasciando perdere il protagonismo proprio di molti artisti per mettersi a completa disposizione della storia.

Una storia molto affascinante, piena di sbalzi temporali, di chicche nascoste per gli amanti dei personaggi ma perfettamente fruibile anche da lettori che mai hanno letto niente dei due protagonisti. Una storia di cui la parte che vi ho raccontato all'inizio è solo un segmento di un affresco davvero ottimamente realizzato.

Mauro Biancaniello

mercoledì 21 dicembre 2011

Dylan Dog - Sette anime dannate

Un invito per andare ad un castello, situato in una landa sperduta.
Sette anime, finora sconosciute, si ritrovano nella sala, serviti solo da burattini che parlano da soli.
E poi il primo omicidio... e presto la consapevolezza che l'assassino è uno di loro.

"Sette anime dannate" è una storia che pesca da un classico della narrattiva come "Dieci piccoli indiani", ma si limita a prenderne i principi per esplorare altre sfaccettature.
Con i pennelli oscuri di Corrado Roi, Tiziano Sclavi propone un onorico viaggio nel delitto, infarcito dal suo solito humor nero, trascinando il lettore nelle congetture su chi sia l'assassino e, soprattutto, quale sia il suo movente. Lo fa mettendo a nudo i peccati dell'animo umano, perfettamente rappresentato da sette straordinari individui.

Una storia superbamente incastonata con mille falsi indizi, dal finale sorprendente e affatto scontato, un albo fantastico di una collana che ha saputo darci storie superbe, "Sette anime dannate" è forse il simbolo di ciò che davvero è il fumetto Dylan Dog e perché abbia saputo elevarsi una spanna sopra rispetto ad altre.

Mauro Biancaniello

giovedì 1 dicembre 2011

Planetary, di Warren Ellis e John Cassady

Elijah Snow è nato il 1° gennaio del 1900; è uno dei figli del secolo.
Nella sua lingua vita ha tentato di esplorare l'ignoto, cercato di condividere la conoscenza su quanto di strano accade nel mondo.
Ma questa sua passione, questa sua sete di conoscenza e voglia di donare agli altri le sue scoperte lo ha messo nel mirino dei 4.
Loro non vogliono che il mondo sappia quanto può essere straordinario e faranno di tutto di per far apparire la realtà sterile e banale.
E Elijah sa molto bene cosa sono capaci di fare...

Non vi è una dichiarazione d'amore rivolta al fumetto più grande di questo fumetto: ogni copertina di questa serie (composta da 27 episodi) ricorda un particolare genere: astronavi per rimandare alla fantscienza, psichedelica per ricordare gli anni '70, pistoleri mascherati a simboleggiare i fumetti sui cowboys. Insieme compongono un assurdo mosaico d'incredibile bellezza.

Ci vogliono oltre 10 episodi per capire che non si tratta di un divertissement per mostare generi diversi, bensì che vi è una vera trama che lega ogni singola sequenza. Ma questa trama è solo un mezzo per permettere agli autori di esprimere al meglio il loro canto d'amore verso l'immaginario.

Warren Ellis è qui a una delle sue prove migliori, con nonchalance mischia informazioni scientifiche con momenti di ilarietà a scene riflessive.
John Cassady, con questa serie, ha dimostrato di essere tra i migliori disegnatori di fumetti vivente: non si accontenta del suo ottimo stile, ma sfida ogni numero adattando la sua matita al genere a cui l'episodio s'ispira.

Se fra 30 anni ci guarderemo indietro e cercheremo il miglior ciclo di storie uscito tra la fine e l'inizio del millenio, vi assicuro che Planetary sarà in cima alla classifica.


Mauro Biancaniello

sabato 12 novembre 2011

Captain America - "Uomo fuori dal tempo"

La forza del personaggio di Captain America è quella, a mio avviso, di essere al fedele al sogno americano nella sua forma più pura, senza le deviazioni che hanno segnato la storia degli Stati Uniti.

In questa che, a mio avviso, è la più bella storia di Captain America degli ultimi 5 anni, Mark Waid esplora a fondo questa sua caretteristica, mostrandoci un Captain America che si risveglia, dopo anni sospeso in un blocco di ghiaccio, in un mondo nuovo.

Ed è, per la gran parte, il mondo che lui s'immaginava, la realizzazione di un mondo dove ognuno è uguale e ha pari opportunità.
Esemplare è una scena in cui Captain America è in un pronto soccorso ed è curato da una donna di colore.
Lui la guarda e le chiede se è un medico, lei gli risponde di sì e lui la guarda, sorridendo. Il medico gli chiede cosa abbia da sorridere e lui risponde: "Niente. È bello."
Immaginatevi questo uomo, per cui sono passati 60 anni in pochi minuti, passare da un tempo dove un ragazzino di colore nemmeno poteva pensare di diventare un giocatore di baseball, dove le donne erano relagate in cucina, per arrivare a un punto in cui ognuno ha pari opportunità, indipendente dall'etnia o dal proprio sesso.

Ma questo è solo uno dei gioielli immerso in questo lungo tesoro, capace di mostrare con semplicità, ma grande efficacia, un personaggio ricco, complesso e carismatico in modo nuovo, pur riportandolo al passato.

Mauro Biancaniello
Stiamo parlando di "Captain America: Man out of time" di Mark Waid e Jorge Molina, pubblicato dalla Marvel Comics

giovedì 13 ottobre 2011

THE BRAVE AND THE BOLD di J. Michael Straczynski

Iniziamo dalla fine, dall'ultimo episodio di questa raccolta:
Wonder Woman, Batgirl e Zatanna vanno in giro per locali, una "notte solo per ragazze", a ballarsi e divertirsi. Ma dietro a questo divertissement vi è altro, un'oscuro presagio di cose a venire...

Una raccolta di storie scritte da un J. Michale Stracynski in ottima forma, che se ne frega della continuity dei personaggi che "prende in prestito" per mostrarci dei risvolti sempre interessanti. Storie impreziosite da un Jesus Saiz mai così poco oscuro, ma sempre più capace di mostrare l'uomo dietro la maschera.

Potrei parlare per ore delle singole storie, del ladro che diviene eroe, dell'eroe che conosce l'atrocità della guerra, del sogno di un mondo che poteva essere, del viaggio nelle sinapsi di un uomo malato, dell'invito a godere di ogni istante che vi è tra nascita e morte.
Potrei parlarvi di come Stracynski sia bravo a dare spessore a icone come Batman, Flash, Lanterna Verde e Wonder Woman...
Ma, forse, quello che vi importa sapere è che ognuna di queste storie mi ha commosso. Sono bastate 22 pagine per capitolo, così poche in fondo, per darmi modo di pensare e riflettere su concetti profondi quali la guerra, il sacrificio, il desiderio di immortalità... e questo, di sicuro, non è un traguardo da poco per quello che potrebbe sembrare un "semplice" fumetto di super-eroi.

Mauro Biancaniello

mercoledì 12 ottobre 2011

AZRAEL: Angel in the dark

Il primo capitolo termina in modo soprendente: Il lettore assiste al suicidio di Azrael, il protagonista della storia, il quale avverrà "Sei mesi, sei giorni e sei ore a partire da ora".

Inizia così un conto alla rovescia di cui è al corrente il solo lettore, che saprà quale sarà l'inevitabile fine.

È un viaggio strano quello che il lettore compie durante la lettura, costellato da domande su cosa sia la colpevolezza, sulla follia che si trasmette dai campi di battaglia alla vita di tutti i giorni, su amori che sanno di essere condannati dopo il primo bacio... per arrivare alla fine del volume, sapendo che il countdown alla morte penderà ancora sulla testa del protagonista.

Un fumetto scritto da un Fabian Nicieza in splendida forma, purtroppo poco supportato dalle matite (a tratti troppo cartoonesche) di Ramon Bachs. Ad ogni modo una splendida prova di come si possa rinnovare un personaggio che non è nato con i migliori auspici...
Azreal è sempre stato un personaggio sfigato nell'immenso universo della DC comics: introdotto rapidamente negli anni '90 per divenire il sostituto (temporaneo) di Batman, ha poi avuto una serie regolare di pregevole fattura... ma che non è mai stata filata da molti.

Questa nuova partenza, invece, par molto più interessante, soprattutto perché Nicieza è abile nell'intercalare scene di azione a (molte) scene di introspezione psicologica, sia per quanto riguarda Azreal ma anche per il nutrito (ed interessante) cast di comprimari.

Raramente in un fumetto pensato come mensile si trova una qualità così alta, una predisposizione a voler indagare una mente che, questo solo il lettore lo sa, porterà all'estrema follia.


Mauro Biancaniello

sabato 17 settembre 2011

SPIDER-MAN: La morte di Jean Dewolff

Tutto inizia nel racconto di una storia di vita, di una giovane donna che amava la giustizia, che conosceva i rischi della professione da poliziotta, ma che, ugualmente, ha deciso di percorrere quella strada.
“Prima di morire la vita ti scorre davanti come un film.” E, infatti, dopo poche pagine ritroviamo quella giovane donna per terra, uccisa da un colpo di fucile a canna mozza.

Inizia così un arco di storie pubblicato quasi trent'anni fa, ma che non ha perso nulla della sua drammaticità, mostrandoci uno Spider man diverso, un uomo con poteri super, certo, ma pur sempre un uomo, spezzato tra la voglia di giustizia sommaria e il bisogno di una vera giustizia.
Contro di lui si erge il Mangiatore di peccati, anche lui diviso tra rabbia e sete di giustizia, una giustizia fatta di atti, che si svolge nelle case delle sue vittime, non in un’aula di tribunale.

Un ottimo noir, raccontato nelle pagine di quello che ancora alcuni si ostinano a chiamare “giornalini”, scandito da piste false, geniali intuizioni di un Peter David in ottima forma, suddiviso in quattro capitoli, ognuno con un finale che lascia in sospeso il lettore, mentre il Mangiatore di peccati miete un’altra vittima.



sabato 3 settembre 2011

HULK - World war Hulk

Hulk contro tutti gli eroi dell'universo Marvel?
Già visto...

Scritto da Greg Pak?
Ma se i primi episodi del suo "Planet Hulk" mi avevano spinto ad abbondonare la testata...

John Romita Jr. che ritorna a disegnare Hulk?
Allora la cosa comincia a farsi interessante...

È con questo spirito che ho iniziato a prendere il primo volume di "World War Hulk"... e devo dire che era meglio di quanto mi aspettavo. Bello, ma non fantastico.
Poi è arrivato il secondo numero, poi il terzo... un continuo crescendo, fino a un ottimo capitolo finale.

"World War Hulk" pare una serie nata solo per vedere dei personaggi combattersi tra loro... ed è quello che accade per la gran parte del tempo! Ma non sono gli scontri classici, quelli in cui tutti tifiamo per il "buono", bello, alto e biondo. Qua si tifa per i mostri. E magari non ci sono tanti dialoghi, ma perché i pochi che ci sono sono incisivi, atti a farci capire che il credersi nel giusto non ci porta ad avere ragione per forza.

Greg Pak, alla fine, ha fatto davvero un buon lavoro, tuttavia non possiamo non dire quanto sia stato fortunato ad avere con sé un J.R. Jr. in pienissima forma, con tavole d'azione spettacolari... e inquadrature introspettive estramemente taglienti.

Uno dei più bei cross-over prodotti dalla Marvel negli ultimi dieci anni, che, a distanza di molti mesi dalla sua uscita, offre più di un piano di (ri)lettura.


Mauro Biancaniello

venerdì 26 agosto 2011

HITMAN - Chi osa vince

Tommy e Nat hanno fatto una cazzata: durante la guerra, per sbaglio, hanno ucciso degli alleati. E non degli alleati qualunque, bensì dei soldati che fanno parte del SAS, il comando brittanico più tosto, forse il più tosto di tutto il mondo.Non sono stati tanto fessi da confessare il loro errore, li hanno sepolti, fisicamente e nella loro memoria, sperando che nessuno venisse ad aprire quelle vecchie tombe sotto il deserto.

Ma non tutti gli errori vengono dimenticati, tanto meno perdonati, e Tommy e Nat dovranno affrontare il loro passato nella forma di un comando inviato dalla SAS, in uno scontro che sanno di non poter vincere...

Sicuramente il più bel ciclo di storie di questa serie, frutto della mente del suo autore, Garth Ennis, e del suo padre artistico, John McCrea.
McCrea, a cui spesso piace disegnare scene grottesche, qui rimane sobrio, a tratti terrificante nel descrivere le scene più crude.
E i testi di Ennis fanno sì trasparire la vena ironica e sarcastica che distingue la serie, eppure la mescola con truce realismo.

Una storia che va oltre il fumetto di intrattenimento, che pone il protagonista davanti a un avversario più forte, impossibile, per lui, da battere.
E se in un fumetto normale si darebbe per scontato l'esito della battaglia, convinti che il protagonista troverà un modo per vincere, qui, invece, è subito chiaro che si tratta di una partita persa. Ma Ennis, ancora una volta, ci riserverà un finale affatto scontato.

Tommy, in questa storia, non è il protagonista, è unicamente lo sguardo esterno, quello che potrebbe avere il normale essere umano davanti a uomini perfettamente addestrati, macchine da guerra che camminano. Sono loro, i quattro SAS, che dominano la scena, che ci mostrano cosa significhi davvero portare fino in fondo il loro credo: "Osare per vincere".

Una riflessione sul senso del dovere, sulla vita militare portata al suo estremo, ma, come spesso accade in questa serie, sul cameratismo tra uomini che vivono esperienze estenuanti.

martedì 23 agosto 2011

WOLVERINE di Larry Hama e Adam Kubert

Un uomo in viaggio con la sua moto, in giro per il mondo a salutare i vecchi amici e a chiudere gli affari rimasti in sospeso.
Un uomo ferito, vecchio soldato vittima dell’ennesima guerra che ha combattuto.
Ma stavolta non è tornato a casa per bersi una birra, stavolta la fine è vicina.
E non è la fine della sua vita da mortale, ma l’inizio di una nuova vita.
“Quando guardo le persone ora non vedo più esseri umani, ma potenziali vittime.”
La bestia cova dentro di lui, da troppo tempo ristretta… ora le catene sono tolte ed è pronta ad uscire.

Questo vecchio ciclo di Wolverine rimane uno dei migliori di sempre della sua testata. Larry Hama, scrittore che non è un genio ma un onesto mestierante, qui crea il suo capolavoro, osando andare oltre al personaggio iconico. Lo aiuto un fantastico Adam Kubert, finalmente libero di esprimersi in tutto il suo lato visionario.

E il loro lungo ciclo di 25 numeri si conclude in modo bizzarro, eppure estremamente logico per chi ha potuto osservare la crescita che entrambi gli autori hanno compiuti in poco più di 2 anni: una storia narrata con immagini si affianca a una storia in prosa, narrata con didascalie.

Forse faticherete a trovare questo materiale, uscito 15 anni fa su suolo italico…. ma ne varrà la pena!


Mauro Biancaniello

lunedì 6 settembre 2010

"100 bullets" di Brian Azzarello e Eduardo Risso

La sua vita è andata in malora. A un certo punto, per un motivo sconosciuto, tutto è andato a rotoli e l’esistere è divenuto sinonimo d’inferno. È colpa del fato? O il fato non ha nulla a che fare con quanto è successo? Perché chi ha rovinato la sua vita è stata un’alta persona. E quell’uomo anziano, sempre con gli occhiali da sole a nascondere uno sguardo severo, sa chi è quella persona, gli fornisce una valigetta con dentro le prove.
E una pistola.
E 100 proiettili.
Irrintracciabili per chiunque.
Dovrà quindi decidere cosa fare con quelle informazioni. E con quella pistola. E con quei proiettili.

Posso dirvi ancora poco sulla trama di “100 bullets”, se non che saranno diversi i personaggi all’interno di tutta la storia a cui verrà offerta questa tentazione. E anche che molti di questi saranno solo delle comparse, perché i veri protagonisti (e sono numerosi) si scopriranno man mano, con calma.

D’altronde è un opera che è lunga più di 2'200 pagine. Certo, è un fumetto. Ma più che essere figlio di “Superman” o di “Tex” è figlio dei romanzi di Ellroy, forse ancora più complesso.
Forse ancora più affascinante.

I disegni di Rizzo, che si muovono abilmente tra il colore e le ombre, sono quanto più di incisivo si potrebbe pensare per un noir.
Perché questo è un noir.
Anzi, un puzzle noir, composto da 100 tasselli.
Non pensate mai di riuscire a capire subito chi fornisce quei proiettili, chi è dietro l’agente Graves e quali sono le sue motivazioni. Non pensate di riuscire a capire chi sono quei sette individui che non vedete in viso e che, chiaramente, sono tra i protagonisti della vicenda. Solo per conoscere loro dovrete essere arrivati a tre quarti dell’intera storia.

E non affezionatevi troppo ai personaggi. Alcuni appaiono solo per alcune pagine, per poi scomparire. E Azzarello è un mago nel tratteggiare in poche righe quelle comparse, che, come spezie, rendono un piatto prelibato ancora più ghiotto. Altri personaggi, invece, resteranno con voi per molto tempo. Ma non illudetevi che tutti ci saranno nell’ultima pagina.

È un noir che non lascia spazio alla speranza. Non la concede agli eroi, tanto meno ai criminali.

Ma se volete decliniate l’invito di Graves, lasciate lì, su quella panchina, la valigetta e il suo contenuto, allora potrete forse ancora credere che il mondo sia quello che conoscete.


Mauro Biancaniello

Abbiamo parlato di “100 bullets” di Brian Azzarello e Eduardo Risso – edito in 13 volumi pubblicati dalla DC Comics sotto l’etichetta “Vertigo”