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venerdì 17 maggio 2013

Il Carro

Gli Arcani maggiori dei Tarocchi secondo Oswald Wirth
8) Il Carro



Il giovane che presidia il Carro del 7° arcano maggiore ha i capelli biondi del Bagatto (1° arcano maggiore) e dell’Innamorato (6° arcano maggiore), inoltre indossa una corazza e impugna uno scettro come l’Imperatore (4° arcano maggiore).
Egli è l’anima intellettuale, la quale sintetizza e unisce il principio pensante del Bagatto, il centro della energia del volere dell’Imperatore e l’affetto dell’Innamorato.
Mentre l’Imperatore è seduto su un cubo immobile, il 7° arcano maggiore percorre il mondo con il suo Carro, il trono mobile della spiritualità, il corpo sottile dell’anima che si manifesta dinamicamente. Egli è il corpo astrale, mediatore e intersezione tra il ponderabile e l’inponderabile.
Questo corpo astrale tocca solo lievemente la terraneità e solo tramite l’ausilio di sottili ruote, tinte del colore rosso della vitalità.
Al rosso vitale delle ruote si contrappone l’azzurro del baldacchino, immagine del firmamento. Il giovane trionfatore guarda dritto davanti a sé e va solo in avanti, senza lasciarsi accecare dalle nubi di un misticismo sterile.
I quattro sostegni del baldacchino hanno colore diverso: due sono gialli e due verdi, colori cari alla baccante del 6° arcano maggiore. Grazie alla posizione nel carro e alle sua corazza rossa, il 7° arcano maggiore si pone al centro delle tentazioni e dalla volontà (rosso come attività spiegata nel perseguimento) resta protetto.
Il Carro concilia le posizione opposte, induce alla comprensione tra avversari, facendo nascere sentimenti di fratellanza.
Sempre nella corazza, a livello dell’addome, si pongono i tre festoni che proteggono l’addome, simboli dei bassi istinti.
La padronanza del 7°arcano maggiore su questi istinti dimostra che egli gli ha domati nel suo percorso iniziatico, ottenendo lo Scettro della Saggezza.

Interpretazioni divinatorie:
Trionfo
Fermezza
Spiritualità che agisce
Principio costruttore dell’universo
Talento
Riuscita grazie al merito
Abilità di trarre beneficio dall’azione avversa
Dirigente

Quando preso dal punto di vista negativo della lettura dei Tarocchi:
Incapacità
Mancanza di talento, di diplomazia e di talento
Cattiva condotta, malgoverno

martedì 25 settembre 2012

Gli Arcani maggiori dei Tarocchi secondo Oswald Wirth
7) L'Innamorato
L’Innamorato è affiancato da due dame: alla sua sinistra l’austera regina promette un futuro di lotte (fisiche e mentali), che avranno come esito l’elevarsi della moralità e una soddisfazione morale. Alla destra una baccante, che lo invita a scegliere il facile piacere, il vivere con vizio.
L’innamorato esita, non ha ancora compiuto una decisione, sulla quale sta riflettendo.
E sopra queste tre figure, con la freccia puntata, un cupido è pronto a scoccare la freccia che aiuterà il giovane a prendere una decisione.
Tale giovane rappresenta l’atto volontario della persona cosciente, il quale atto può essere anche difficile e deve essere analizzato tra vizio e virtù. Vi è una deliberazione, non un atto incosciente, dietro a quella che sarà la sua decisione.
E Cupido resta a disposizione del giovane, pronto sì a scoccare la freccia, ma solo quando il giovane vorrà essere colpito, quando sarà pronto a ricevere l’esito della sua scelta.
Se può essere saggio lasciarsi vivere, come suggerisce la badante, il percorso della vita stessa ci deve portare al raggiungimento della virtù (soprattutto per l’Iniziato, che deve perseguirla con tutta la sua forza: quale grande opera può essere compiuta da chi insegue unicamente la materialità e non si sforza di elevarsi?).
Bisogna imparare, come essere umani, a volere/discernere ed amare. Le braccia incrociate del giovane mostrano come egli si chiuda a se stesso per potersi dare/amare gli altri.
Con il VI° arcano, l’Iniziato giunge al termine del suo primo viaggio, pronto ad abbandonare il proprio ego in favore degli altri.
Quindi il Bagatto del I° arcano qui si ripropone nel suo viaggio iniziatico, mostrandocelo come Innamorato che riconduce all’Unità attraverso l’Amore, poiché l’uomo si realizza amando come Dio.

 L’innamorato, quindi, è il Desiderio, l’Aspirazione, la Volontà formulata: come l’Imperatore (IV° arcano) è la volontà impetuosa e imperativa e il Papa (V° arcano) la volontà paziente della moderazione, l’Innamorato desidera intensamente, un sentimento di profondo affetto che porta l’amore ad assorbire la sua volontà: egli prega invece di comandare.

 Come indica il suo abito, il VI° arcano è diviso nei sentimenti: il rosso (colore del sangue, energia e coraggio) è alternato al verde (colore della vegetazione, della vitalità passiva e del languore).
Ritroviamo questi colori anche nelle due donne:
Se la regina unisce il succitato rosso vitale all’azzurra spiritualità, la baccante unisce il languido verde a veli di gialla materialità.
 
Astrologicamente ritroviamo questo arcano maggiore nella costellazione del Sagittario, specificatamente nell’arco e le frecce del cupido.

 
Interpretazioni divinatorie:
Bellezza morale
Amore, legame che unisce tutti gli esseri, affetto puro estranea all’attrazione carnale.
Aspirazioni
Libertà
Scelta, selezione, libero arbitrio.
Quando preso dal punto di vista negativo della lettura dei Tarocchi:
Sentimentalismo
Perplessità, indecisione
Affare che resta in sospeso
Promesse
Desideri non realizzati

venerdì 20 gennaio 2012

Il Papa

Gli Arcani maggiori dei Tarocchi secondo Oswald Wirth
6) Il Papa

Come il IV° Arcano maggiore, l’Imperatore, ha un profilo severo, così il V° Arcano, il Papa, si presenta con un volto gioviale e pieno di dolcezza. , indice d’indulgenza per le debolezze umane.

Egli comprende tutto, forse anche grazie alla sua veneranda età, ben rappresentata dalla barba bianca, estremamente ben tagliata,. La sua età ci indica anche che ormai le passioni sono sopite, lasciando all’intelligenza tutta la sua lucidità, in modo che possa risolvere questioni complesse ed intricate.

Infatti una delle caratteristiche di questa carta è quella di rispondere alle domande angosciose, come fanno i credenti raffigurati nella parte inferiore del disegno.
Mentre il secondo credente abbassa umilmente il capo, accettando le parole del Papa quasi ciecamente, il primo credente alza la testa, come a dire che ha compreso; egli è attivo nel campo della fede, non piegandosi a dottrine che non comprende. Tuttavia la sua forte spiritualità non gli fa rompere con la credenza generale e lui le adatta alla luce del proprio spirito, sviluppando, così una fede più ampia,  frutta dell’unione tra spiritualità a ricerca.
Difatti mentre il secondo credente è vestito di nero (credulità passiva), il primo indossa il rosso dell’attività.

Concentriamo, ora, la nostra attenzione sui due montanti del trono del Papa: ritroviamo la dualità opposta del dominio della fede: ricerca della verità religiosa da un lato, dall’altro l’adesione fiduciosa alle credenze considerate degne di rispetto. Difatti, come detto, il V° Arcano siede proprio davanti a due credenti che esprimono questa dualità.

Quindi il Papa mostra equilibrio tra teologia razionale e sentimento dell’animo pio, adattando la scienza religiosa alla necessità dei credenti, rendendola accese bile.
Posto al centro (tra credenti e montanti del trono), il V° Arcano diviene il centro; come la Stella dei Saggi massonica illumina la Chiesa intellettualmente e moralmente.
Tale Stella, aggiungiamo, è simbolo d’istruzione per l’insegnamento iniziatico (percorso che, ricordiamo, possiamo considerare iniziato con il I° arcano).

La missione del Papa è far conoscere la realtà intelligibile che si maschera dietro la maschera dell’apparenza sensibile.  D’altronde egli, seguendo la progressione numerica dei Tarocchi, è accostato al numero 5, ovvero l’Uomo considerato come mediatore tra Dio e Universo.
Difatti la figura umana si può mostrare come pentagramma dalle 5 punte, il cui capo (la testa/spirito) domina i 4 arti/elementi.
E mentre la Magia volgare da al segno del pentagramma una connotazione di grande potenza, esso non può conferire alcun potere, in quanto è la potenza magica non è un dono elargito con facilità, ma frutto di un merito ricavato in modo laborioso e continuo, figlia dell’evoluzione della volontà dell’apprendista, il quale a lungo la perfeziona per padroneggiarla (e usarla) al meglio. E imparare a usare la volontà significa anche evitare di cedere alla brama di facile potere, acquisendolo pienamente solo quando si hanno acquisito le competenze necessarie per sfruttarlo al meglio.

I guanti bianchi del Papa dimostrano come le sue mani rimangano pure, anche con il contatto degli affari temporali. Ciascuno porta come simbolo una croce azzurra, colore dell’anima e della fedeltà.  La tiara pesante, posta sul capo del V° Arcano, potrebbe schiacciarlo se non fosse che egli è in possesso d’una potenza cerebrale più alta rispetto all’uomo comune.
E se la prima corona della tiara, piena di pietre preziose, rimanda alla liturgia tradizionale , la seconda corona rimanda all’anima, mentre la terza, più semplice, è simbolo dell’austerità del Papa.
Al V° Arcano maggiore, quindi, spetta la responsabilità di governare complimentando le tendenze innate dell’uomo per equilibrarle.

Il Papa, come anche la Papessa, veste d’azzurro e porpora, i colori della spiritualità e dell’idealità

E mentre nella volta celesta non ci sono segni zodiacali che rimandino direttamente al V° Arcano, Wirth suggerisce di accostarlo all’Ariete, ovvero il simbolo delll’equinozio di primavera, nonché segno di fuoco e d’esaltazione del sole.  In questo caso parliamo di fuoco come simbolo di vita e intelligenza.

INTERPRETAZIONI DIVINATORIE:
La saggezza
Pensiero creatore
La Natura
L’opposizione feconda che tutto genera, differenziazione che permette di distinguere e percepire, dalla quale discendono conoscenza e sapere.
Divinazione
Filosofia intuitiva
Gnosi
Fede contemplativa
Silenzio, discrezione
Meditazione
Modestia
Pazienza, rassegnazione
Pietà
Rispetto delle cose sante

Quando preso dal punto di vista negativo durante la lettura dei Tarocchi:
Dissimulazione, intenzioni nascoste
Rancore
Pigrizia
Bigotteria, intolleranza, fanatismo

lunedì 17 ottobre 2011

L'Imperatore

Gli Arcani maggiori dei Tarocchi secondo Oswald Wirth

5) L'IMPERATORE

All’Imperatrice luminosa si contrappone l’imperatore, re delle tenebre e degli inferi, un Plutone che simboleggia il Fuoco vitale.
Dove l’Imperatrice portava l’anima a giungere alla sua ascesa, qui la stessa anima è tenuta prigioniera dal mondo della materia , che deve essere elaborata dall’anima per riacquistare la libertà e proseguire il suo viaggio (dalla spiritualità assoluta per immergersi nella materia e l’umano).
L’Imperatore, infatti, è il regnante di questo mondo, ovvero del concreto, di ciò che si è materializzato.
Dell’umanità egli è il Demiurgo, il Grande Architetto; lo Spirito Individuale, manifestazione oggettiva dello Spirito Universale.


Siede su un cubo d’oro con l’effige di un aquila nera, che contrasta quella bianca dell’Imperatrice. Il cubo è un trono che non può essere rovesciato ed è fatto d’oro, il materiale perfetto, immutabile: l’Imperatore diviene così l’ideale del fallaceo essere umano. Considerando che l’oro è immutabile e il trono inamovibile, si capisce che il IV° arcano rappresenta il punto fisso del micro e macrocosmo.

Il globo, sorretto dalla mano sinistra dell’Imperatore, è simbolo di dominazione universale. Ma il globo non è solo una rappresentazione del mondo fisico, bensì un simbolo dell’Anima del Mondo, entità grazie alla quale si compiono tutti i miracoli della Natura e dell’Arte.

Nella destra il sovrano impugna un imponente scettro, che ricorda la clava di Ercole (infatti astrologicamente è la costellazione più vicina alla figura dell’Imperatore), ma anche il simbolo del bastone, insegna del sovrano potere iniziatico. Sull’impugnatura vi è una mezzaluna, segno del dominio dell’Imperatore su tutto ciò che è instabile (“lunatico”): ciò che è fisso e immutabile esercita un’azione determinante su ogni sostanza disorganizzata, vaga o fluttante. Lo scettro termina in un fiordaliso, la quale punta, attorniata da due foglie, allude ad una forza che emana dall’anima per elevarsi e per espandersi nello stesso tempo. È una forza nobile, lo sbocciare di un’idealità per assicurarle un dominio nelle alte sfere del pensiero umano. Il fiordaliso, inoltre, in senso ermetico (simbolo ancestrale della repubblica francese) viene visto come ideale di bontà e dona un chiaro significato al bastone, escludendone proprietà di brutalità/forza. , che esclude il regno di forza e brutalità. Infatti questo fiordaliso può venir visto imparentato con il giglio dell’Imperatrice (III° arcano maggiore), seppure alla virtù passiva e femminile nell’Imperatore troviamo l’azione espansiva maschile. Nel percorso iniziatico, possiamo vedere come l’iniziale fuoco interiore viene convogliato verso l’arte, smettendo di essere una fiamma egoista, ma assumendo le connotazioni di una fiamma celeste.
Riassumendo, il fiordaliso mostra come l’Imperatore si ispiri alle aspirazioni sublimi dell’Imperatrice, in quanto egli è, sulla terra, il realizzatore di queste aspirazioni divine.

Il cimiero dell’Imperatore ricordano il quaternario degli elementi, il che afferma ulteriormente la sovranità del IV° arcano maggiore sulla materia.

La corazza che porta funge sì da protezione, ma non da isolamento, in quanto le effige del sole e della luna, riportate sul petto, indicando che ragione d immaginazione illuminano lo svolgimento di ogni attività sana.

I lineamenti dell’Imperatore sono energici e l’energia ricorda il fuoco, ben simboleggiata dal rosso che domina l’abito del IV° arcano maggiore. Il verde, che appare sulle maniche dell’abito, congiunge questa energie ad un ruolo vivificatore.

Ai suoi piedi ritroviamo il tulipano, che nella figura del Bagatto era ancora chiuso, mentre qui sta per schiudersi, simbolo che il percorso iniziatico prosegue.

INTERPRETAZIONI DIVINATORIE:
Grazia, Misericordia
Grandezza, Magnificenza
Potere che dà e diffonde la vita, Bontà creatrice
Verbo realizzatore incarnato
Sposo mistico e figlio della sostanza animica (Imperatrice).
Energia
Potere
Diritto
Volontà
Certezza assoluta per deduzione matematica
Positivismo
Protettore potente

Quando preso dal punto di vista negativo durante la lettura dei Tarocchi:
Spirito dominatore che influenza altri senza lasciarsi influenzare
Calcolatore che si basa solo sul ragionamento
Ostinazione
Mancanza d’idealità o intuizione
Despota
Mascolinità brutale

giovedì 28 luglio 2011

L'Imperatrice

Gli Arcani maggiori dei Tarocchi secondo Oswald Wirth

4) L'IMPERATRICE


Questa sovrana splendente di luce raffigura l’Intelligenza Creatrice, madre delle forme, delle immagini e delle idee.

Ella poggia il piede sinistro sopra una mezzaluna, affermando la dominazione sul mondo sublunare (la mezzaluna ha le punte rivolte verso il basso), dove tutto è perpetuo cambiamento.
In contrario con questo regno inferiore, dotato di poca luce chiara, splende la sfera dell’Imperatrice, la quale corrisponde alle Acque Superiori, oceano in cui risiede la Suprema Saggezza (secondo i caldei, i fedeli di Ea, dio delle acque animatrici, vi attingevano le loro ispirazioni). È questa la regione degli archetipi, ovvero le idee pure dalle quali è creata ogni cosa.
L’Imperatrice è immobile, retta in un atteggiamento di rigidità ieratica, in modo da esprimere l’immutabilità delle cose sottratte all’alterazione, tuttavia sul suo volto si scorge un sorriso, come di benvenuto.
Attorno al capo gravitano 12 stelle (3 sono nascosto dalla stessa testa), che ricordano lo zodiaco, ovvero il periodo di gestazione imposto alla generazione.
Lo scettro che regge è quello della dominazione universale, poiché gli archetipi determinano ogni produzione e l’ideale si impone su ogni essere umano.
Il suo blasone è un aquila d’argento in campo porpora, emblema dell’anima sublimata in seno alla spiritualità.
Il giglio alla sua sinistra mostra invece il fascino esercitato dalla purezza e dalla bellezza.
Come anche la Papessa, anche L’Imperatrice è vestita di azzurro e porpora, ma mentre i colori del vestiario del II° arcano sono scuri, come a ricordare le profondità in cui si perde il pensiero, quelli dell’Imperatrice sono luminosi, la luce delle idee nuove.
La sua tunica è rossa, per esprimere l’attività interiore da cui nasce l’intelligenza e la comprensione; l’indumento esterno , colorato d’azzurro, mostra invece la ricettività placida, pronta ad accogliere gli stimoli esterni. Ella capta il pensiero vivo, lo rende percettibile, divenendo colei che manifesta l’occulto prodotto dalla Papessa, quindi la sua immagine speculare e contrapposta.

INTERPRETAZIONI DIVINATORIE:
Intelligenza
Comprensione
Idealità suprema
Pensiero concepito ma non ancora espresso
Discernimento
Studio, osservazione, scienza induttiva
Erudizione, sapere.
Affabilità
Grazia
Influenza civilizzatrice
Generosità
Abbondanza, ricchezza

Quando preso dal punto di vista negativo durante la lettura dei Tarocchi:
Vanità
Frivolezza
Lusso, prodigalità
Seduzione
Nozioni superficiali

lunedì 20 giugno 2011

La Papessa

Gli Arcani maggiori dei Tarocchi secondo Oswald Wirth

3) LA PAPESSA
Così come il Primo Arcano (il Bagatto) è in perenne movimento, così il Secondo Arcano maggiore, la Papessa, è immersa in un’immobilità calma, silenziosa, impenetrabile e sacra.

La Papessa rappresenta la sacerdotessa del mistero, Iside, dea della notte profonda che lo spirito umano non può penetrare senza il suo aiuto.

Con la mano destra tiene socchiuso il libro dei segreti che nessuno potrà aprire senza le chiavi che ella tiene con la mano sinistra: Una chiave è d’oro, quindi connessa al sole, e l’altra è d’argento, connesso alla luna. Il significato delle due diverse chiavi è che bisogna unire la razionalità (sole) all’immaginazione (luna) se si vuole divinare quanto è nascosto. La divinazione che esegue la Papessa è il discernimento della realtà attraverso il velo delle apparenze sensibili; d’altronde Iside favorisce l’intuitivi.
Uscendo dall’unità primordiale che tutto include (rappresentata dal Bagatto), si entra nel binario della distinzione, nel sagrato del tempio di Salomone, dove s’innalzano due colonne (chiamate Jakin e Bohas), le quali troneggiano ai lati del trono della Papessa.
Una delle colonne è rossa, colore che corrisponde al fuoco-ardore vitale-maschio, l’altra è azzurra, colore accostato all’aria-soffio che alimenta la vita-femmina. In questo dualismo permane l’unione degli opposti che regola la creazione.
Tra le due colonne è steso un velo dalle mille sfumature, agitato dalla brezza; è la cortina che bisogna sollevare per penetrare nel sacro recinto. E se questa immagine del velo fa sostare il visionario a contemplarlo, l’Iniziato non si lascerà distrarre e vorrà guardare oltre. Allora la Papessa scosterà un secondo velo per permettergli di leggere il suo viso ed i suoi occhi. Egli non sarà, quindi, più schiavo di miraggi, bensì si eserciterà ad immaginare nel modo giusto.
Infatti l’insegnamento della Papessa si basa sull’immaginazione, rappresentata dalla falce di luna che sovrasta la sua tiara d’argento. La stessa tiara è cinta da due corone: quella che sfiora la fronte allude alla filosofia occulta e alle dottrine dell’ermetismo, mentre quella più in alto è l’emblema della Gnosi.

La Papessa è avvolta in un ampio manto di porpora con bordi d’oro e fodera verde. Il verde diventa, in questo caso, la vitalità posseduta interiormente dalle idee che traducono per noi le verità trascendenti, ovvero idee vive che assimilano l’immaginazione dell’esser umano senza riuscire a darvi forma. Queste nutrono le nostre aspirazioni più elevate (porpora) e generano le religioni (bordi d’oro). La Papessa, infatti, non si rivolge al credente miope, bensì al pensatore, capace di una costante rigenerazione religiosa.

La Papessa si appoggia alla Sfinge, la quale propone eternamente tre domande universali: “Da dove veniamo?” – “Cosa siamo?” – “Dove andiamo?”.
Sotto di lei un pavimento di riquadri alternati tra bianco e nero, a simboleggiare che le nostre percezioni sono sottomesse alle leggi dei contrasti.

Il piede destro della Papessa è appoggiato su di un cuscino, che rappresenta il bagaglio delle nozioni positive che possiamo acquisire nel campo del misterioso.

INTERPRETAZIONI DIVINATORIE:
Rigore, severità
Punizione, timore
Giudizio, coscienza, dovere, legge morale
Sacerdozio, scienza religiosa, metafisica
Insegnamento
Autorità, influenza suggestiva esercitata sul pensiero altrui
Sicurezza, assenza di dubbio
Direttore spirituale, medico dell’anima
Funzione che conferisce prestigio
Immoralità (quando preso dal punto di vista negativo durante la lettura dei Tarocchi)

venerdì 3 giugno 2011

Il Bagatto

Gli Arcani maggiori dei Tarocchi secondo Oswald Wirth
2) IL BAGATTO
Essendo il Bagatto la prima carta degli Arcani maggiori, il numero 1 della serie dei Tarocchi, è quindi anche il numero della Causa Prima.
Il Bagatto, nell’asse dei Tarocchi, rientra nel gruppo dell’Attività e nel sottogruppo dello Studio-Teoria-Preparazione. Ha quindi un principio Attivo che si basa sullo Studio (prima della messa in pratica).

Il primo Arcano maggiore dei Tarocchi è rappresentato da un giocoliere, un prestigiatore, scelta che può sembrare strana. Nel suo “Mondo primitivo”, Court de Gebelin afferma che la scelta di questo personaggio è puramente filosofica: Il turbine universale delle cose ci impedisce di percepire la realtà e, poiché l’universo visibile è soltanto magia e prestigio, il suo creatore è quindi il prestigiatore per eccellenza.

Seguendo il filo logico dei ragionamenti di cui sopra, il Bagatto corrisponde ad ogni principio di attività. Se rapportiamo il principio di attività all’universo, troveremo il simbolismo tra il Bagatto e Dio, colui che attivamente crea l’universo, l’ispiratore di tutto ciò che si compie nel cosmo.
Nell’essere umano, quindi, il Bagatto è il fulcro dell’iniziativa individuale, centro della volontà, l’Io chiamato a creare la nostra singolare personalità. Quindi l’uomo crea se stesso come unica personalità, un atto di auto creazione di sé.

Il giocoliere è un giovanotto svelto e agile, incapace di stare fermo, che ammalia gli spettatori giocando con la sua bacchetta. Lo sguardo è intelligente, adornato da lunghe ciglia che accentuano lo splendore degli occhi. Ha un sorriso, ma poco aperto, a dimostrare che è un personaggio pieno di finezza e poco disposto a confidare il proprio pensiero.
Egli tiene le gambe ad angolo retto, le quali formano una squadra con il tulipano chiuso sotto i suoi piedi. Il tulipano apparirà ancora negli arcani successivi: più aperto davanti all’Imperatore (Arcano IV), inclinato accanto alla Temperanza (Arcano XIV), nuovamente vivace davanti al Matto (Arcano XXII). Il tulipano chiuso è quindi simbolo che il Bagatto rappresenta l’inizio di un percorso, di una fioritura.
Inoltre con l’inclinazione delle braccia e del torace, il giocoliere traccia la lettera Aleph dell’ebraico quadrato, di cui è la prima lettera, simbolo che riroviamo in basso a destra, nella descrizione dell’Arcano. L’Aleph conduce alla figura Orione, alla cui costellazione si accosta, quindi, il primo Arcano maggiore.

Il cappello che indossa è un 8 coricato che ricorda il simbolo dell’infinito (tale simbolo lo ritroviamo nell’acconciatura del XI arcano, la Forza). Wirth accosta il cappello ad un’aureola orizzontale costituita dalle emanazioni attive del cervello. E mentre rappresenta l’infinto dentro i suoi limiti, l’aureola limita, con i confini del suo simbolo, il cielo mentale in ciò che è accessibile.

L’abito del giocoliere è multicolore, ma vi predomina il rosso, colore dell’attività.

Il Bagatto è ritto davanti a una tavola di cui sono visibili unicamente tre gambe. Queste gambe potrebbero rappresentare Zolfo, Sale e Mercurio, poiché sono le tre colonne del mondo oggettivo. Su questa piattaforma di oggettività sono posati tre oggetti: una coppa d’argento, una spada d’acciaio e un siclo d’oro. È logico accostare quest’ultimo al denaro. E proprio su questo siclo il Bagatto punta l’indice della mano destra, a concentrarvi la sua emanazione personale attiva. Ma il Bagatto sa che questo amuleto non possederà tutta la sua virtù senza una bacchetta magica che riversi su esso gli effluvi tratti dall’ambiente, per questo tiene la bacchetta nella sua mano destra, puntando verso il siclo, in modo che il fuoco del cielo venga proiettato sul siclo per magnetizzarlo occultamente. La bacchetta completa il quaternario degli strumenti del mago, correlativi ad altrettanti verbi che possono essere assunti come linee guida del percorso iniziatico e ai quattro elementi:
Coppa (Sapere - Acqua)
Spada (Osare - Aria)
Siclo/Denaro (Tacere - Terra)
Bacchetta/Bastone (Volere - Fuoco)
Seguiamo a fondo questo simbolismo, prendendo come spunto gli elementi e il premio che l’iniziato riceve vincendoli:
La vittoria conseguita sulla Terra conferisce il Denaro, ovvero il punto d’appoggio concreto per ogni azione.
Affrontando l’Aria con audacia, il cavaliere della Verità ottiene d’esser armato di Spada, simbolo del Verbo, capace di mettere in fuga i fantasmi dell’errore.
Trionfando sull’Acqua si conquista la Coppa, simboleggiante il Santo Graal, dalla quale si beve la Sagezza.
Sconfitto il Fuoco si ottiene il Bastone, scettro del re che governa usando la propria volontà unita al supremo Volere.


INTERPRETAZIONI DIVINATORIE:
L’inizio di tutte le cose (Causa Prima, Unità-Principio)
Soggetto pensante unico e universale che si riflette nell’Io di tutte le creature intelligenti
Iniziativa
Spontaneità d’intelligenza
Padronanza di sé
Autonomia, rifiuto di ogni suggestione estranea e emancipazione da ogni pregiudizio
Destrezza, abilità
Finezza diplomatica
Capacità persuasiva
Avvocato
Astuzia, furberia
Agitazione
Assenza di scrupoli, arrivista
Mentitore
Truffatore, ciarlatano, sfruttatore della credulità umana
Influenza di Mercurio (in astrologia, Mercurio rappresenta l'intelligenza, l'astuzia, l'eloquenza, la rapidità nell'agire. Esercita la sua influenza soprattutto nel campo commerciale, letterario e scientifico)

mercoledì 1 giugno 2011

Gli Arcani maggiori dei Tarocchi secondo Oswald Wirth - Premessa

Gli Arcani maggiori dei Tarocchi secondo Oswald Wirth

1) PREMESSA

Messo di fronte ad immagini mute destinate a far pensare, il lettore ha il compito di scoprirvi ciò che si nasconde in lui stesso.
Per fare questo vi è bisogno di presenza di spirito, di visione filosofica, ma non di logorrea e infinti ripensamenti su ogni aspetto.
Le indicazioni fornite da Wirth sono, per sua stessa amissione, appositamente incomplete e arbitrarie:
Incomplete perché i Tarocchi fanno allusione a tutto ciò che è immaginabile; arbitrarie perché gli Arcani sono stati esposti secondo il punto di vista di Wirth, che precisa di voler dare la sua visione degli arcani, senza che questa sia la verità assoluta.
Lo studioso dei Tarocchi, quindi, non deve accontentarsi di ciò che troverà scritto sugli arcani,deve invece trovare la propria verità, divenire un lettore attivo. Come nell’Iniziazione, il vero segreto non è comunicabile, non può passare da orecchio a orecchio ma bisogna assimilarlo spiritualmente.
In questo caso la scoperta avviene attraverso la mediazione dei simboli; infatti la caratteristica del simbolismo consiste nel rimanere suggestivo, indefinitamente: ciascuno vi scorge ciò che la sua potenza visiva gli permette di percepire.
Non bisogna essere solo lettori passivi, ma pensatori: un tempo, quando si leggeva di meno, si pensava di più, parlando silenziosamente a se stessi.


Ispirato dalla lettura de "I Tarocchi" di Oswald Wirth - pubblicato dalle Edizione Mediteranee