Visualizzazione post con etichetta Fritz Perls. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fritz Perls. Mostra tutti i post

sabato 6 aprile 2013

Omeostasi

La Gestalt secondo Fritz Perls
3. Omeostasi


Tutta la vita (e i comportamenti) sono govern
ati dal processo che noi chiamiamo adattamento. Gli studiosi definiscono l’adattamento con il termineomeostasi: mediante il processo omeostatico, l’organismo conserva il suo equilibrio e, quindi, mantiene la salute dello stesso.

In pratica, l’omeostasi (in biologia e fisiologia) porta l’organismo alla soddisfazione dei propri bisogni per il corretto funzionamento. Quando, invece, l’organismo è squilibrato si danneggia e quando i danni proseguono, l’organismo muore.
Un esempio: Per sopravvivere, l’organismo ha (anche) bisogno di un certo livello di acqua nel sangue.
Se il livello è troppo basso (omeostasi non raggiunta), subentrano disidratazione, infezioni urinarie etc. Nel caso della disidratazione, l’organismo avverte la mancanza d’acqua e chiede di bere (richiesta di soddisfare un bisogno).
L’acqua arriva dall’ambiente esterno all’organismo e questo ci fa comprendere come l’omeostasi si raggiunge in interazione e armonia con l’ambiente.
E se bisogna precisare che non tutti i processi omeostatici sono primari rispetto alla sopravvivenza, di certo aiutano nel buon funzionamento dell’organismo.

Ma l’organismo ha anche bisogni di tipo psicologico, di contatto (quindi con l’ambiente esterno). I bisogni di natura psicologica e i meccanismi omeostatici sono parte del ramo della psicologia.

In passato la psicologia affrontava i bisogni dell’essere umano come istinti primari, con la conclusione che la mancata soddisfazione conducesse alla nevrosi.
All’uomo moderno pare evidente come, invece, tali istinti siano talmente differenziati (anche solo in base all’intensità) da persona a persona che l’antica concezione di nevrosi è da considerarsi superata.
Concentriamoci su due bisogni primari: bisogno di sopravvivere e bisogno di evolversi.
Se le mete sono identiche per chiunque, i modi che si attuano per soddisfarle differiscono da persona a persona.
Bisogna, inoltre, tentare di non confondere un istinto con un sintomo e ricordare che gli istinti non possono essere rimossi (per lo meno quelli basici).
Non possiamo rimuovere il bisogno di sopravvivere, ma possiamo modificare i nostri compartimenti su come riuscire a soddisfare questo bisogno.
Inoltre teniamo presente che i bisogni che avvertiamo sono tanti. L’organismo, per aiutarci, li suddivide in una scala di valori, affrontandoli in ordine di importanza.
Esempio: Si è in fuga da una guerra, correndo non si ha più fiato. Il corpo si riposa perché, in quel preciso istante, la mancanza di ossigeno è più vitale rispetto al pericolo di essere raggiunti.

Perché l’essere umano sia in grado di soddisfare i suoi bisogni e, quindi, passare ad altre faccende, deve poter intuire quello di cui ha bisogno in quel momento (il bisogno primario) e sapere come manipolare se stesso e l’ambiente per raggiungere tale risultato.

giovedì 2 agosto 2012

La psicologia della Gestalt

La Gestalt secondo Fritz Perls
2. La psicologia della Gestalt




Avendo la psicologia come oggetto l’essere umano, queste, per essere utile, deve poter essere compresa senza nascondersi dietro gerghi troppo professionali, rendendosi accessibile ad ognuno.

L’approccio di Perls alla psicologia della Gestalt è realizzato con l’uso di assunti sensati che l’esperienza può dimostrare. Lo scopo è allontanare la psicologia dalla speculazione teorica e riportarla all’osservazione di fenomeni in atto.
Pearl specifica da subito che la Gestalt non vuole essere rivoluzionaria nelle teorie, quanto il modo in cui le teorie vengono applicate, guardando non i singoli fenomeni e classificandoli, bensì guardando il soggetto d’osservazione nel suo insieme. Con questo pensiero, Perls si riallaccia al concetto di alcuni psicologi tedeschi che svolgevano ricerche nel campo della percezione, giungendo alla conclusione che l’essere umano non percepisce separatamente i singoli processi, bensì li raccoglie e organizza sottoforma di insieme di stimoli.

Un esempio pratico:
Siamo in un salone, ad un happening. L’attenzione dei presenti è dettata a ciò a loro interessa:
L’alcolizzato cercherà subito il bar, la moglie che ha perso di vista il marito cercherà il suo uomo, etc. Man mano che l’oggetto di interesse è stato trovato/esplorato, l’attenzione si sposterà su altri interessi. E, così facendo, cambia anche la percezione che si ha della stanza e delle persone.
Quindi l’attenzione, quando mirata, influenza la percezione e si può spostare con facilità (Esempio: Ad una grossa risata tutti si voltano).

La scuola di psicologia fondata su questi assunti viene chiamata Gestalt, parola tedesca per cui non esiste una corretta traduzione in inglese o in italiano. La Gestalt è una struttura organizzata dalle singole parti che la compongono. La premessa è che la natura umana è organizzata in strutture e totalità, quindi singoli strutture che interagiscono all’interno di una totalità.

martedì 20 dicembre 2011

Introduzione alla Gestalt secondo Fritz Perls

La Gestalt secondo Fritz Perls
1. Introduzione


L’uomo moderno è divenuto un automa pieno di angosce e vive in uno stato di bassa vitalità.
Girovaga senza meta, senza sapere cosa desidera realmente e come potrebbe ottenerlo. Senza ardore ed entusiasmo si accinge a vivere la vita, vedendo come uno periodo di gioia l’infanzia e l’adolescenza, relegando la maturità a un periodo di austerità. È come se avesse perso la spontaneità, la capacità di sentire e di esprimere in modo creativo, mentre, invece, è bravissimo a parlare dei suoi guai (anche se è incapace di tenere loro testa).
Si sommerge di parole, esercizi verbali e intellettuali, invece di vivere la vita si nasconde in spiegazioni pseudo psichiatriche sull’essere umano.
Non vive il presente, ricorda troppo spesso il passato e tenta di plasmare il futuro, mentre il presente sono solo incombenze da svolgere.
Gli ultimi decenni hanno visto una crescita enorme delle conoscenze sull’essere umano, sui suoi meccanismi fisiologici e psicologici. Ma invece la capacità di divertirsi si è arrestata, come anche la conoscenza di come espandere i nostri interessi.
E anche se la conoscenza dei processi umani può essere un esercizio utile e divertente, non si coniuga con l’impresa quotidiana del vivere.
Si analizza altri e se stessi, si razionalizza, s’ingoiano termini psichiatrici senza digerirli, alimentando l’insoddisfazione, la quale può sfociare in nevrosi.
Siamo passati dal bambino che urla (in parte giustificatamente) “Non posso”, all’adulto che urla “Non posso perché la mia storia personale non me lo permette”.
Si sbaglia l’approccio a queste materie, le quali, invece, hanno come scopo l’autoconoscenza e la soddisfazione.
Forse si è arrivati a questo anche perché molti psicologi hanno trasformato le loro scoperte/riflessioni in dogmi, con condanne nette su determinati stili di vita.
L’autore di questo libro, Fritz Perls, ha, invece, un'altra base:
L’essere umano può vivere una vita più piene e ricca di quanto la maggior parte di noi vive adesso; deve scoprire la propria energia e il proprio entusiasmo.
Perls vuol tentare di unire teoria (e la sua applicazione) alla vita quotidiana, basandosi sull’esperienza e sull’osservazione.