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sabato 22 ottobre 2011

“Impegnatevi” di Stéphane Hessel con Gilles Vanderpooten

Stéphane Hessel è un’ottimista, ma non è inguaribile. Egli ha fiducia nell’umanità, ma questa fiducia non lo rende cieco davanti agli errori del mondo.

Seppure rispetti la cultura di ogni paese, questo vecchio saggio già da tempo ci insegna a vedere il mondo come un tutt’uno, con la necessità di trovare una via comune a risolvere i problemi più gravosi dell’odierna società: violenza, degrado dell’ambiente, l’economia ultrafinanziarizzata e cieca all’umano.
Incalzato dalle ottime domande di Vanderpooten, Hessel dice la sua sui temi che, a mio avviso, gli sono più a cuore: l’ecologia, il riformare la classe politica, la collaborazione tra paesi che trascenda i bisogni economici.

Come anche nel precedente “Indignatevi!”, ancora una volta Hessel esprime il suo pensiero con chiarezza, suggerendoci, appunto di “impegnarci”. Ma non ha la supponenza di darci ricette, ci indica delle possibilità, delle vie che potremmo intraprendere.
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Esemplare è la sua proposta di un organismo internazionale che vigili sul benessere del pianeta e che possa influire anche sulla vita dei cittadini, oltre alle necessità strettamente legate alle singole nazioni.

Propone progetti ambiziosi, forse anche utopici, esortando il singolo e la comunità a darsi da fare per migliorare questo mondo e lo fa in questo momento di rabbia e confusione.
Ed ancora una volta i suoi consigli possono esserci preziosi.

Mauro Biancaniello
Stiamo parlando di “Impegnatevi” di Stéphane Hessel con Gilles Vanderpooten– edito da Salani editore

"Il diritto di ciascuno alla propria cultura"

"Il diritto di ciascuno alla propria cultura e il diritto che essa sia considerata dalle altre come una una reltà da rispettare è ciò che permette alla coesistenza delle culture di dar luogo a qualcosa di diverso dalla conflittualità."

Stéphane Hessel

lunedì 17 ottobre 2011

La differenza tra manifestazioni e violenza

Il concetto che sta dietro agli “Indignados” è di puro intento pacifico, che rivendica il diritto a manifestare la propria indignazione.

Questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

Dobbiamo ricordare anche come nasce questo movimento, ovvero rifacendosi alle parole pacifiche di Stéphane Hessel, nel suo bellissimo “Indignatevi”. Tutto è iniziato nel maggio di quest’anno, quando furono in 50'000 a manifestare (in modo assolutamente pacifico) a Madrid, in un movimento che ha preso il nome di “Indignados” e il cui motto è “Noi non siamo marionette nelle mani di politici e banchieri”.
Ed io, personalmente, ho applaudito al pensiero che si fosse deciso di fare una manifestazione su scala mondiale, nelle principali capitali mondiali, a sottolineare che l’uomo della strada abbia pieno diritto di esprimere la sua indignazione in modo pacifico.

In modo pacifico, già.

Invece a Roma non è andata così e l’Italia, ancora una volta, sarà ricordata come un paese di violenti, incapaci di manifestare le proprie idee in modo pacifico. Ancora una volta gli stessi italiani, scioccati dalle immagine di vetrine infrante, di automobili carbonizzate, toglieranno il loro sostegno a questi movimenti che partono con i migliori ideali. E, ancora una volta, non saranno loro, gli organizzatori, i responsabili di quanto accaduto. Ancora una volta, nel X° anniversario di Genova, la responsabilità di questo fallimento saranno i Black Bloc.

E nessuno ricorderà i manifestanti, quelli veri, quelli pacifici, che tentavano di fermare i violenti, non ci si ricorderà dei 3 Black Bloc consegnati alle forze dell’ordine proprio da questi stessi manifestanti.

Ancora una volta la bandiera della pace viene macchiata col sangue e col fuoco da parte di chi non ha compreso (e forse non vuole comprendere) di come la lotta per la democrazia e per l’equità va combattuta con le parole, non con le armi.

Ma noi possiamo cambiare questa percezione sbagliata, possiamo gridare che quanto accaduto è responsabilità di una minoranza, che chi ha voluto manifestare voleva la pace, voleva uguaglianza.
E, forse, questa volta ci ascolteranno.


Mauro Biancaniello

lunedì 23 maggio 2011

INDIGNATEVI! di Stéphane Hessel

Pensate a questa premessa: Hessel, che ha contribuito alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti umani, sente il bisogno di scrivere un (breve) saggio intitolato “Indignatevi” nel 2010.
Fa riflettere, non credete?
Fa riflettere che un francese senta questa esigenza, seppure in occidente si viva in un’era di benessere generale, sicuramente ben lontana dalla situazione venutasi a creare durante la redazione del testo fondamentale citato sopra.
C’è ancora bisogno di indignarsi?
La risposta di Hessel è un “SÌ” deciso.

È incredibile gli innumerevoli spunti che questo libricino offre in “misere” 35 pagine, quasi a voler indurre il lettore a riflettere, non a suggerire soluzioni. E di questa capacità di sintesi e chiarezza, in un mondo fatto di libri prolissi che ampliano a dismisura i vari argomenti, non è cosa da poco.

Hessel, comunque, ci insegna molto in poco tempo, ci insegna a ricordare quali sono i diritti dell’essere umano, che non dobbiamo smettere di crederci e di tentare di metterli in atto.
E che non dobbiamo ignorare quanto ci fa indignare.

Hessel condanna l’indifferenza, sottolinea in modo chiaro e logico l’importanza della lotta non violenta, induce all’insurrezione pacifica contro atti di violenza, non solo contro atti chiari come il terrorismo, ma si riferisce anche alla manipolazione dei media attraverso pochi volti potenti ed oscuri.

Un saggio scritto con grande lucidità e in modo straordinariamente semplice per i contenuti difficili che espone, uno splendido invito a guardare il futuro scritto da una persona nata quasi cento anni fa.


Mauro Biancaniello

Stiamo parlando di “Indignatevi” di Stéphane Hessel – edito da Add editore