Visualizzazione post con etichetta Sun-tzu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sun-tzu. Mostra tutti i post

martedì 28 maggio 2013

Il piano di attacco

La strategia secondo Sun Tzu
3. Il piano di attacco

Nell’applicare un modello strategico vi sono due alternative:
-       Puntare alla distruzione dell’armata nemica
-       Intervenire sull’armata nemica

Di certo la migliore è la seconda, in quanto Sun-Tzu ribadisce che è meglio vincere una battaglia prima ancora che inizi, mutando le condizioni dell’avversario, piuttosto che puntare sul suo annientamento: un vero combattente vince senza attaccare e non si lascia trascinare nel conflitto.

Tale attuazione segue tre fasi:
1.    Indebolire il nemico
2.    Indebolire le sue alleanze (se il nemico resta pericoloso)
3.    Attacco alla fortezza nemica (se tutto il resto fallisce) con i
     mezzi migliori a disposizione
Il principio, quindi, è di indebolire il nemico affinché non possa attuare una strategia efficace, portarlo ad essere talmente in soggezione dall’astenersi da qualsiasi tentativo di attacco.
Ma se si arriva alla 3° fase, bisogna essere pronti, poi, a soffocare ogni tentativo di resistenza (evitando di far trattenere le truppe sul luogo del conflitto) e trarre ogni beneficio dalla sconfitta del nemico.

Nell’attuazione delle suddette fasi, bisogna capire le proporzioni di forza tra gli eserciti, valutando, quindi, se non è più saggio un accerchiamento, uno smembramento in sezioni del proprio esercito o, addirittura, un attacco diretto.

In caso di attacco avversario, il principio è lo stesso dello Judo:
Nessun azione di contrattacco, bensì preparasi a resistere all’attacco, sfiancando l’avversario.

In conclusione, bisogna cercare di affrontare solo battaglie che possono essere vinte, evitando il conflitto aperto, erodendo la forza dell’avversario. Bisogna dosare le proprie forze, avere il sostegno del circolo sociale in cui si agisce e poter contare su aiuti fidati.
Un piano di attacco senza la dovuta preparazione, porta alla creazione di incognite che possono influire in modo nefasto sulla riuscita dell’attacco stesso.

Sun Tzu afferma che esistono cinque tipi di comandanti che ottengono vittoria:
quelli che sanno quando dare battaglia, e quando astenersene;
quelli esperti nell’impegnare la giusta quantità di uomini;
quelli che riescono a indurre ufficiali e subordinati a nutrire gli stessi desideri;
quelli che affrontano il pericolo con la giusta preparazione

giovedì 18 ottobre 2012

Dare battaglia

La strategia secondo Sun Tzu
2. Dare battaglia


La battaglia, secondo San-tzu, è l’ultima risorsa, tuttavia non deve essere mai scartata come possibilità, preparandosi ad affrontarla impiegando al meglio le proprie risorse e organizzando tutto nei dettagli.
La battaglia, se avviene, deve essere portata ad essere breve, onde evitare logorio delle forze militari.
Se la vittoria richiede il prolungamento, le truppe perdono vigore e lo spirito scema.
Occorre anche lungimiranza, evitando di anteporre le spese militare a tutti i costi (ad esempio con tasse), evitando, così, una forte fuoriuscita dalle casse statali.
Quando (…) si esauriscono le risorse, gli altri signori feudali insorgono, approfittando di un deterioramento delle cose.
Inoltre non bisogna concentrarsi solo sul conflitto imminente: se si spostano tutte le proprie truppe sul campo di battaglia, i confini resterebbero scoperti e sarebbero facili preda di invasori. Quindi prima di deconcentrare le proprie forze, bisogna indebolire il nemico con la strategia, ad esempio privandolo delle vettovaglie, oppure aumentare il dissenso tra i ranghi “viziando” i soldati prigionieri con doni e cortesie (affinché la loro fede nel proprio esercito vacilli, avendo ricevuto del bene dall’avversario e, quindi, incrinando la risoluzione del singolo soldato che può espandersi ai suoi commilitoni).
Chi uccide il nemico provoca rancore.
In sintesi, quindi, l’avversario va battuto in uno scontro di volontà: usando l’astuzia, le risorse a disposizione, si impone all’altro il modo in cui ci si confronterà.