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sabato 10 settembre 2011

11 SETTEMBRE 2001, di Youssef Chahine, Amos Gitai, Samira Makhmalbaf, Mira Nair, Idrissa Ouedraogo, Shohei Imamura, Sean Penn, Ken Loach, Danis Tanovic, Alejandro Gonzalez Inarritu e Claude Lelouch

Nell'occasione di questo triste anniversario, voglio ricordare le vittime dell'11 settembre di New York (2001), ma anche quelle del Cile (1973).

Lo faccio segnalando un film, un'opera corale, in cui 11 registi provenienti da tutto il mondo ci mostrano, con sguardo poetico, brevi riflessioni su ciò che ha significato quella data infausta e di come ha cambiato la percezione di tutti noi.

Il film s'intitola (e non potrebbe essere altrimenti) 11 settembre 2001.

Un insieme di cortometraggi di grande intensità, diretti con maestria da registi del calibro di Sean Penn, Ken Loach e Alejandro Gonzalez Inarritu (solo per citare i più noti). E se vi aspettate un film di commemorazione... ricredetevi. Ogni regista si è espresso al suo meglio, mischiando dramma, ironia e critica sociale.
Di seguito un breve estratto, tratto dal cortometraggio realizzato da Ken Loach:


Mauro Biancaniello

Stiamo parlando di "11 settembre 2001", regia di Youssef Chahine, Amos Gitai, Samira Makhmalbaf, Mira Nair, Idrissa Ouedraogo, Shohei Imamura, Sean Penn, Ken Loach, Danis Tanovic, Alejandro Gonzalez Inarritu e Claude Lelouch

giovedì 2 giugno 2011

THE THREE OF LIFE di Terrence Malick

In "the three of life" vedo una personale preghiera a dio fatta da Malick.
Una preghiera che il regista fa con tre voci: quella della madre, del padre e del figlio.

Il tema centrale del film credo lo si capisca dalle primissime immagini: il rapporto tra natura e grazia, descritti quasi come molto diversi, ma che Malick invece fonde durante il film.
Ed è la natura e la grazia vista attraverso gli occhi dell'essere umano, colpisce la scelta di Malick di parlare principalmente con la voce del figlio/bambino, lasciando invece al figlio/adulto solo sprazzi di conversazione, visioni e stralci di brevi pensieri.

Un film complesso e profondo, con una parte centrale che colpisce l'emotivià, un'inizio che fonde religione e scienza e una fine composta da un'insieme di immagini talmente suggestive che, a mio avviso, devono investire lo spettatore, senza che questi debba trovarsi in obbligo di analizzarle.


Mauro Biancaniello


Stiamo parlando di "The three of life", regia di Terrence Malick