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domenica 20 gennaio 2013

La grammatica di Dio



Benni, in questa sua raccolta di racconti, appare quasi amareggiato.
Certo, le sue restano storie pur sempre divertenti, tuttavia al lettore non possono che suscitare della commozione.
Come quando viene decisa una guerra civile per poterne raccogliere i frutti economici e politici.
Come quando assistiamo al dialogo tra una gallina pronta al macello e il suo padrone.
O come quando un’indovina prevede disgrazie per il mondo intero, ma l’amore per il suo cliente (il quale va via felice e contento).

Benni ci mostra l’umanità senza ipocrisie, giocando con l’assurdo per metterci di fronte ai nostri demoni. Lo fa con una prosa, al solito, piena d’incanto e si dimostra, ancora una volta, una delle voce più originali del panorama letterario.

Ci sono autori che avrebbero bisogno di 100 pagine per raccontarci quello che Benni riesce a descrivere in due pagine.
Perché è questa la lunghezza dei suoi racconti: 2-5 pagine, non di più.
E il lettore, avido, non riesce a fermarsi dopo un solo racconto, ne vuole ancora… e ancora…
Poi, però, appoggia il libro sul comodino.
“Per stasera basta”, si dice da solo.
Perché se anche il libro è fantastico, mostra racconti di solitudini, di fati avversi che i personaggi stessi contribuiscono a creare. E dopo averne lette due o tre, il lettore comincia a chiedersi: “Ed io? Cosa farei?” Allora chiude agli occhi, cercando di pensare ad eventi allegri, ad estraniarsi da questo mondo reale che lo scrittore è riuscito a mostrare.
E il libro rimane lì… ma non troppo a lungo!

Un Benni splendido, al massimo della forma… solo un po’ cattivo. O forse è l’umanità che non può far altro che essere cattiva?



Stiamo parlando di “La grammatica di Dio” di Stefano Benni 

giovedì 29 aprile 2010

“Saltatempo” di Stefano Benni

Saltatempo ha ricevuto in dono da un dio un orobilogio.
Da qui parte una storia, una storia dalla trama che tutti conosciamo:
il paesello in cui arriva la richezzza
la storia italiana degli anni 60
il crescere di un bambino, che diviene un ragazzo per poi essere uomo.
Sembra tutto già visto, tutto già sentito…
ma ci sono due differenze:
La prima è la premessa al libro.
La seconda è che a scrivere è Benni.

Benni che, come di suo solito, ti fa ridere con le storie strampalate, coi nomi inventanti, con le storpiature di parole.
Ma anche un Benni che ti commuove, più del solito.
Quando muore un personaggio.
O quando ricorda la manifestazione di piazza Fontana.

Si addentra nei pensieri politci, Benni, ma è una prosecuzione (o forse un approfondimento) del suo pensiero politico.
Ma è un pensiero che è inutile cercare di incanalare in una dottrina di quelle che oggi conosciamo,
è una dottrina antica, una che parla di amore per l’umanità, la quale può essere brutta oppure sfavillante.
Benni ci racconta di anni che nella storia son passati come di scontri, ma che invece con la penna di Benni divengono vivi di immagini, di emozioni e di colori (e ricordo che anche il rosso sangue è un colore).

Ma anche se io mi sto soffermando troppo sulla politica, in questo romanzo le parti più belle son quelle riservate alla storia e non alla Storia, ovvero delle storie e dei personaggi del paesello di boschi in cui Saltatempo vive.

Splendido e visionario, commovente e incazzoso, questo è un Benni ad ennesima potenza, grande altruista che ci permette di vedere il mondo attraverso i suoi occhi miracolosi.


Mauro Biancaniello


Abbiamo parlato di “Saltatempo” di Stefano Benni – edito da Feltrinelli nella collana “Universale Economica Feltrinelli”