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martedì 18 settembre 2012

Rimorso postumo

Quando, mia bella tenebrosa, dormirai
in fondo a una tomba tutto marmo nero,
e dentro una cripta piovosa solo una fossa
scavata per tuo maniero avrai per alcova;
quando la pietra, blocco incombente sul tuo seno
impaurito e sui fianchi teneri di grazia indolente,
impedirà al tuo cuore di battere e di volere
e ai tuoi piedi di correre la corsa avventurosa,
la tomba, confidente del mio sogno infinito
(la tomba potrà sempre comprendere il poeta),
nelle smisurate notti da cui il sonno il bandito,
<< Che ti serve – dirà – cortigiana malriuscita,
di non aver saputo cosa piangono i morti?>>
- E il verme ti roderà la pelle come un rimorso.
Charles Baudelaire

venerdì 20 aprile 2012

XXXII

XXXII

 
Una notte che giacevo con un’orribile Ebrea,
cadavere disteso accanto a un cadavere,
vicino al suo corpo venale mi misi a pensare,
alla triste bellezza che il rimpianto mi nega.

Mi figurai la sua nativa maestà,
lo sguardo armato di grazia e vigore,
i suoi capelli, un casco profumato,
che nel ricordo mi riaccendono all’amore.

Con quale ardore il tuo nobile corpo avrei baciato,
e poi dai freschi piedi fino alle trecce nere
avrei profuso un tesoro di intime carezze

se, per una sera, con lacrime sincere
tu potessi, o sovrana delle più crudeli,
nelle tue pupille spegnere il gelido splendore

 Charles Baudelaire

mercoledì 21 dicembre 2011

Il vampiro

Come una coltellata, tu, nel cuore
gemente mi sei entrata;
tu, che forte come un branco
di demoni, folle e agghindata,
del mio spirito umiliato
il tuo letto e il tuo regno facesti;
-          infame, a te sono legato
come il forzato alla catena,
come al gioco il giocatore ostinato,
come l’ubriacone alla bottiglia,
come ai vermi la carogna
-          maledetta, sii tu maledetta
A un pronto colpo di spada
ho chiesto la libertà,
e il perfido veleno ho supplicato
in soccorso della mia viltà.
Ahimé! veleno e spada
spregiandomi hanno risposto:
“Non sei degno d’esser liberato
da questa maledetta schiavitù
imbecille! – se dal potere suo
con ogni sforzo noi ti liberassimo,
coi tuoi baci vorresti poi resuscitare
il cadavere del tuo vampiro!”
Charles Baudelaire

giovedì 26 maggio 2011

"O Bellezza"

Sopra i morti, o Bellezza, cammini beffarda;
fra i tuoi gioielli l’Orrore non è il meno incantevole,
e tra i gingilli a te più cari l’Assassinio
teneramente danza sul tuo ventre orgoglioso.


Charles Baudelaire

sabato 27 febbraio 2010

"La bellezza"

Come un sogno di pietra sono bella, o mortali!
E il mio seno che ciascuno a turno ha sfinito,
è fatto, come la materia,
per incutere al poeta un amore muto e immortale.

Sfinge incompresa nel trono siedo dell’azzurro;
candore di cigno a cuore di neve in me si unisce,
odio il movimento che scompone le linee,
e mai lacrima o riso increspa il mio viso.

Voglio ispirarmi ai più fieri monumenti:
così i poeti
vedendomi in magniloquenti atteggiamenti,
trascorreranno i loro giorni in studi austeri;

puri specchi posseggo ad ammaliare amanti
così docili, specchi che più bella fanno ogni cosa:
i miei occhi, i grandi occhi di splendori eterni.


Charles Baudelaire

domenica 24 gennaio 2010

L'orgoglio punito

Raccontano che un giorno,
ai tempi favolosi che con più vigore e gioia
la Teologia fioriva,
uno dei suoi massimi dottori
- dopo aver vinto i cuori indifferenti
turbandoli nel loro buio più profondo
e aver oltrepassato verso glorie celesti ben strani sentieri,
a lui stesso sconosciuti,
ma forse noti ai puri di Spiriti soltanto -
come un uomo spintosi troppo in alto,
vinto da satanico orgoglio e dal panico,
si mise a gridare -
“Gesù, mio piccolo Gesù! come ti ho posto in alto!
Ma se nel tuo punto debole ti avessi attaccato,
la gloria e l’onta in te starebbero alla pari
ed altro non saresti che un ridicolo feto”.

Subito se ne andò in fumo la sua ragione.
Di nero si velò la luce di quel sole;
il pieno caos rotolò in quella mente,
già tempio vivente,
opulento nell’ordine irraggiato da un fasto splendente.
Notte e silenzio ebbero in lui dimora,
come in una cripta per sempre abbandonata.
Da quel giorno fu come una bestia randagia
e quando, attraverso i campi se ne andava
e nulla vedeva
né l’estate né l’inverno distingueva,
sporco, inutile e brutto come un oggetto usato,
era la gioia dei ragazzi, il loro zimbello diventava.


Charles Baudelaire